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Analecta Biblica

Direttore: P. Pietro BOVATI, S.J.

La collana è nata nel 1952 e i volumi che la compongono sono costituiti da testi rielaborati di dissertazioni dottorali difese al Pontificio Istituto Biblico o in altri Istituti accademici.



La Vetus Syra del vangelo di Luca

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Carrega Gian Luca

"Analecta Biblica" 201

2013, pp. 544

978-88-7653-201-6  

€43.00
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L’antica traduzione siriaca dei vangeli detta Vetus Syra riappare dopo secoli di latitanza grazie alla pubblicazione di due mss. superstiti nel XIX sec. Dopo l’iniziale entusiasmo pareva caduta di nuovo nell’oblio, fino a quando il recente interesse della critica testuale per il mondo scribale che produce i testi ha riaperto prospettive interessanti anche per lo studio della Vetus Syra. Come funziona la sintassi di una lingua semitica rispetto al greco? E’ possibile riprodurre le strutture di un’altra lingua in forma non meccanica? E’ lecito espandere il testo evangelico desumendo informazioni dal contesto? In queste pagine vengono affrontati analiticamente 300 passi del vangelo di Luca in cui la versione siriaca presenta letture che si discostano dal greco in modo significativo. Tali devianze sono state classificate secondo i processi che le hanno presumibilmente generate, cercando di stabilire quali fossero i meccanismi in atto al momento di procedere alla traduzione del testo. Alla prova dei fatti, la Vetus Syra si rivela una buona traduzione, più preoccupata di rendere il senso del testo che non la sua letteralità. Isolando i fattori che provocano la maggior parte delle varianti, tra i quali l’assimilazione interna e sinottica, si è in grado di individuare alcuni fattori ermeneutici che sono stati significativi per i traduttori: il confronto con le scuole esegetiche del tempo, l’accentuazione della centralità della figura di Cristo, la ridefinizione di alcuni personaggi minori che assumono valore paradigmatico per i credenti, ecc…

Gian Luca Carrega, è nato nel 1972 a Torino, dove è prete diocesano dal 2000. Dopo la maturità classica si è laureato in Lettere all’Università di Torino con la tesi su Filone di Alessandria. Dal 2003 ha frequentato il Pontificio Istituto Biblico di Roma, conseguendo la Licenza nel 2008 e difendendo la tesi di dottorato nel 2010. Al momento è docente di Nuovo Testamento presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale nella sezione di Torino e il locale Istituto Superiore di Scienze Religiose.

 

Non mi vergogno del Vangelo, potenza di Dio

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Bianchini Francesco – Romanello Stefano (a cura di)

"Analecta Biblica" 200

2012, pp. 432

978-88-7653-200-9 

€32.00
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20 saggi di esegesi, ad opera di biblisti formatisi nel Pon­tificio Istituto Biblico e altri studiosi di livello internazionale, in omaggio a Jean-Noël Aletti per il suo 70° compleanno. I saggi, suddivisi nelle due sezioni Paolo e la retorica e Tra narratologia e teologia biblica, rispecchiano gli interessi propri del lavoro esegetico di Aletti. Il maggior numero di contributi di questa Festschrift (ben tredici) è dedicato al campo paolino, essendo il preminente campo di ricerca di Aletti. La varietà e l’ampiezza di riferimenti, presenti in questi scritti, riflettono e rendono un giusto riconoscimen­to alla varietà e all’ampiezza della ricerca esegetica dello stesso Aletti. Soprattutto per i suoi studi sulla retorica pa­olina (le cui intuizioni si riflettono anche sull’analisi narra­tologica da lui condotta), egli può essere annoverato, a buon diritto, maestro della metodologia esegetica. Il titolo del volume, infine, è tratto dall’enunciato programmatico della Lettera ai Romani (1,16-17), allo studio della qua­le Aletti ha profuso molte energie, confluite in importanti pubblicazioni. Esso intende rammentare il fecondo e ne­cessario legame tra lo studioso e la Parola, nonché il ca­rattere del tutto peculiare di questa, veicolo della potenza salvifica di Dio e mezzo per chiamare alla fede.

Francesco Bianchini, nato nel 1972, è un presbitero dell’Arcidiocesi di Lucca. Ha conseguito il dottorato in Scienze bibliche nel 2006 al Pontificio Istituto Biblico. Insegna lettere paoline presso l’Istituto di Scienze Re­ligiose di Pisa, affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze e tiene corsi sul Nuovo Testamento alla Pontificia Università Urbaniana.

Stefano Romanello, nato a Udine nel 1961, è presbitero dell’Arcidiocesi di Udine. Ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teolo­gia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana. È docente stabile di Esegesi del NT nello Studio Teologico Interdio­cesano di Gorizia – Udine – Trieste, affiliato alla Facoltà Teologica del Triveneto, docente incaricato nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (MI) e nell’ISSR di Udine, invitato nella Facoltà Teologica del Triveneto (PD). 

Gli autori dei contributi sono: Pasquale Basta, Filippo Belli, Francesco Bianchini, Gianattilio Bonifacio, Carlo Broccardo, Dolly Chaaya, Alvaro Pereira Delgado, Rinaldo Fabris, Pablo T. Gadenz, Giuseppe Ghiberti, Andrzej Gieniusz, Juan Manuel Granados, Jan Lambrecht, Daniel Marguerat, Aldo Martin, Paolo Mascilongo, Romano Penna, Antonio Pitta, Stefano Romanello, Roberto Vignolo.

 

L’Apocalisse come “actio liturgica” cristiana

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Manunza Carlo

“Analecta Biblica” 199

2012, pp.602 

978-88-7653-199-6

€45.00
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Studio esegetico-teologico di Ap 1,9-16;3,14-22;13,9-10;19,1-8

Il nesso fra la liturgia e l’ultimo libro della Bibbia è un dato ormai diffusamente accolto nellambiente degli studi neotestamentari. La presente ricerca muove dall’assunto che l’Apocalisse, chiedendo di essere letta ad alta voce in pubblico (cfr Ap 1,3), trovi la sua fruizione originaria in un’assemblea liturgica cristiana. Un’introduzione raccoglie i diversi e consistenti segni che, considerati alla luce dell'ambiente storico, rivelano questo dato di partenza. L’esegesi di quattro passi, commentati nei loro contesti, mostra la fecondità anche euristica che emerge dallattenzione alla vocazione originaria dell’opera.Lo studio dell’Apocalisse nel suo ascolto in liturgia cristiana, quando quest’ultima venga compresa con le coordinate che essa pare avere alla sua nascita e comunque in buona parte dell’era patristica, permette di cogliere nel testo una logica interna e un potere trasformante di immeditezza e concretezza particolari. Il libro che chiude la Bibbia, così denso di riferimenti sia agli altri libri della Scrittura sia all'esistenza della comunità che lo ascolti, mira a incarnare nella vita, fin dal suo semplice ascolto, la rivelazione di Gesù Cristo che consegna. Apre così un modo con il quale accostare ed ascoltare anche tutti i libri che nel Canone lo precedono. Non appare allora casuale che tanta iconografia degli edifici ecclesiastici dei primi secoli abbia attinto al suo ricco immaginario. Anche oggi, in un mondo dell’immagine come quello in cui viviamo, questo libro può ancora nutrire la visione di Dio del popolo che Dio stesso ha redento.

Carlo Manunza è nato a Cagliari nel 1963. In questa città è entrato nella Comunità di Vita Cristiana (una volta Congregazione Mariana), nella quale ha coltivato l’interesse per la spiritualità ignaziana e per il servizio alla preghiera dei disabili, ed ha conseguito la laurea in Economia e Commercio. Dopo qualche anno di attività lavorativa è entrato nel noviziato della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù, nella quale è stato ordinato presbitero, al termine del prescritto cursus studiorum percorso fra Padova e Napoli. Ha poi proseguito gli studi fino al Dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, insieme al servizio di docenza nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna e di gestione della casa di esercizi spirituali ignaziani “Pozzo di Sichar”. Attualmente insegna Sacra Scrittura a Napoli, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Sezione S. Luigi.

 

 

 

Simbolo e narrazione in Marco

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Gasparro Lorenzo

“Analecta Biblica” 198

2012, pp. 688

978-88-7653-198-9

€40.00
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La dimensione simbolica del secondo vangelo alla luce della pericope del fico di Mc 11,12-25

 

Partendo da una duplice intuizione – la prima più generale sull’importanza spesso trascurata della matrice simbolica dei vangeli, l’altra più specifica sulla natura simbolica del gesto di Gesù nei confronti del fico in Mc 11,12-25 – il presente studio esplora la dimensione simbolica del vangelo di Marco alla luce di un episodio che ha talvolta inquietato, se non sconcertato, diversi lettori e studiosi. Di questa pericope si offre una lettura sostanzialmente nuova, mostrando come inadeguata la designazione tradizionale di “maledizione del fico e purificazione del tempio” e illuminando allo stesso tempo un particolare spessore del racconto marciano nel suo insieme. L’attenzione alla dimensione simbolica fa risaltare alcune traiettorie squisitamente teologiche del secondo vangelo, evidenziando come il ricorso a tale linguaggio non rappresenti una pura strategia retorica, ma si radichi nella particolare concezione cristologica propria di Marco.

Lorenzo Gasparro cssr, nato nel 1974, è membro della Congregazione del SS. Redentore. Dopo aver ottenuto il Baccellierato presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (sez. San Luigi), ha conseguito nel 2002 la licenza presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, e nel 2011 il dottorato in Scienze Bibliche presso l’Ecole Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme. Dal 2005 è docente di Sacra Scrittura nell’Università Cattolica del Madagascar (UCM Ambatoroka-Antananarivo).

 

 
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