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I molteplici volti del Dio unico

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Neudecker Reinhard

"Bible in Dialogue" 4

2012, pp. 240

Edizione italiana a cura di Federico Contardi

978-88-7653-656-4 

€23.00
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La prima parte del libro offre una presentazione critica dei documenti più importanti della Chiesa cattolica sui rapporti con l’ebraismo e fornisce con ciò una solida introduzione ai vari temi e problemi del dialogo ebraico-cristiano. La seconda parte è dedicata alle iniziative di Giovanni Paolo II e giunge fino al nuovo punto culminante del dialogo, la visita di Benedetto XVI alla sinagoga romana (17 gennaio 2010). Papa Benedetto ha confermato la via del dialogo finora percorsa e ha invitato ad un ulteriore approfondimento. Secondo i pronunciamenti vaticani, i cristiani sono chiamati a guardare al mondo religioso degli ebrei così come loro stessi lo percepiscono e vivono. La terza parte, seguendo tale appello, tenta di trovare un accesso al nocciolo della spiritualità ebraica: l’esperienza di Dio. 

Traduzione di Roberto Piani e Irene Vogt, sulla traduzione precedente a cura della Comunità di Bose

“Sono Giuseppe, vostro fratello!”. Con queste parole, nel 1960, Giovanni XXIII salutava in Vaticano alcuni ebrei in visita. Alludendo al suo nome di battesimo, egli richiamava in primo luogo alla memoria quel racconto biblico in cui le stesse parole avevano posto fine a un’amara storia di inimicizia ed isolamento tra fratelli. Ciò che il papa espresse in quell’incontro ebbe in seguito risonanza mondiale nel Concilio da lui stesso convocato. La dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Nostra Aetate, è un invito rivolto a tutti gli uomini a dialogare e a riconoscersi reciprocamente fratelli e sorelle.
Personalmente, fin da giovane sono stato commosso e colpito dalla storia del popolo ebraico. Sono nato in Germania immediatamente prima della guerra; porto anch’io la colpa e sento anch’io la necessità di espiare l’indicibile che è avvenuto negli anni della mia infanzia. Il desiderio, a lungo accarezzato, di conoscere il “mondo ebraico”, si è realizzato al termine dei miei studi filosofico-teologici.
Ho trascorso quasi sette anni all’Hebrew Union College – Jewish Institute of Religion di Cincinnati. La possibilità, offertami da questa celebre istituzione, di studiare insieme con i futuri rabbini, abitare con loro nel seminario rabbinico e partecipare alla liturgia ebraica, esprime la straordinaria generosità e ampiezza di vedute di tale istituzione. Molti ebrei sono diventati per me fratelli, sorelle ed amici, non solo a Cincinnati e negli Stati Uniti, ma anche in Israele e in Europa. Ad essi va il mio sincero ringraziamento.
Ciò che mi sta da anni a cuore, a livello personale e scientifico, e che ha suscitato l’interesse di tutta la Chiesa negli ultimi decenni, trova espressione in questo libro. Una prima versione di questa ricerca, che comprende il periodo dal Concilio Vaticano Secondo fino alla visita della Sinagoga romana di Giovanni Paolo II (1986), fu pubblicata nel 1989 con il titolo “Die vielen Gesichter des einen Gottes: Christen und Juden im Gespräch” (Chr. Kaiser Verlag, München; edizione italiana: “I vari volti del Dio unico: cristiani ed ebrei in dialogo” - Marietti 1990) ed è da lungo tempo esaurita.
In questa nuova edizione ho ampliato il libro in due prospettive. Da una parte riferisco gli eventi più significativi successivi alla visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga fino ai primi anni di pontificato di Benedetto XVI. Dall’altra parte – vista la scarsa eco che il dialogo ebraico-cristiano ha avuto nell’ambito della teologia cristiana e dell’esegesi – mi sono impegnato a dare maggior enfasi alle domande e agli stimoli teologici ed esegetici sin qui emersi da tale dialogo. Il Concilio, infatti, sperava che la partecipazione al dialogo venisse innanzi tutto da teologi ed esegeti. Alla luce di ciò che ‘dialogo’ propriamente significa, ho cercato di presentare adeguatamente i punti di vista più importanti della controparte ebraica, pur con la dovuta brevità. Ho dato voce anche a molti ebrei, tra cui tre dei miei maestri di un tempo: Alexander Guttmann, Jakob J. Petuchowski e Samuel Sandmel.
Mi è sembrato opportuno non trattare più estesamente il periodo riguardante l’attuale papa Benedetto XVI, che si riconosce inequivocabilmente nel Concilio Vaticano II e nel magistero del suo predecessore.
Alcune delle difficoltà e dei problemi (come p. es. la remissione della scomunica ai vescovi della Fraternità San Pio X, fondata dall’arcivescovo Lefebvre, inclusa quella di Richard Williamson, che ha negato l’Olocausto, e la programmata beatificazione di papa Pio XII) potranno essere valutati in maniera adeguata solo a maggiore distanza di tempo. Parleremo però della visita di Benedetto XVI alla comunità ebraica di Roma avvenuta il 17 gennaio 2010. Rivolgeremo la nostra attenzione anche ad alcune sue dichiarazioni avvenute in altri contesti. (Reinhard Neudecker S.I.)

Reinhard Neudecker, nato nel 1938 in Germania, dal 1978 è professore di letteratura rabbinica presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma. Ha studiato filosofia a Pullach/Monaco di Baviera, teologia a Innsbruck (Dottorato, 1971) e letteratura rabbinica al “Hebrew Union College – Jewish Institute of Religion” di Cincinnati (Ph.D., 1978). Molteplici le sue pubblicazioni nell’ambito della letteratura rabbinica (p. es. Frührabbinisches Ehescheidungsrecht: Der Tosefta-Traktat Gittin, Roma 1982) e del dialogo interreligioso (p. es. The Voice of God on Mount Sinai: Rabbinic Commentaries on Exodus 20:1 in the Light of Sufi and Zen-Buddhist Texts, Roma 4/2012). All’autore è stato conferito il Premio internazionale 2010 per il dialogo interreligioso dall’Unione internazionale della stampa cattolica (Ucip).

 


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