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Analecta Gregoriana

Direttore: Sergio Paolo Bonanni

I testi che costituiscono la collana sono il frutto di studi e ricerchecondotti da Professori o candidati al dottorato della Pontificia Università Gregoriana, e riguardanoSacra Scrittura, Teologia, Patristica, Diritto Canonico, Filosofia, Storia Ecclesiastica, Ecumenismo, Religioni non cristiane. Dal 1930 la collana ha pubblicato più di 300 volumi in 6 lingue: inglese, francese, tedesco, italiano, latino e spagnolo.



177 Liturgia y descentralizacion en el Concilio Vaticano II

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Manzanares Marijuan Julio

Liturgia y descentralizacion en el Concilio Vaticano II

“Analecta Gregoriana” 177

1970, pp. XXVIII – 268

978-88-7652-148-5  

€15.00
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En la manãna del 4 de diciembre de 1963, cuando el Papa Pablo IV hacìa el balance de la segunda sesión conciliar, que entonces se clausuraba, posia ofrecer a la Iglesiaalgunos frutos ya pienamente maduros. Y entre ellos, el primero no sólo por el momento en que fué examinado, sino también, en un cierto sentido, por su excelencia intrinseca y por su import ancia para la vida de la Iglesia: la Constitución sobre sagrada Liturgia. “Allocutio ad Padres conciliares, en: A.A.S. 56 (1964) 34. El Concilio se habia trazado una meta en este documento: renosa la vida cristiana a través de la Liturgia. Y para mejor alcanzarla, habia elegido el camino: una reforma general, en la que textos y ritos expresen con mayor claridad las cosas santas que significan; una reforma que acerque la Liturgia al pueblo y le facilite una participación plena, activa y comunitaria. (Constitutio Sacrosanctum Concilium, art.21 y 33-34. Texto completo en: A.A.S. 56 (1964) 97-134. El Concilio era plenamente consciente de que esto no podria alcanzarse con una reforma uniforme, común para toda la Iglesia. Una Liturgia viva y fácil a ser comprendida y partecipada tiene que ser una Liturgia adaptada a la capacidad de los fieles, a sus peculiares condiciones de mentalidad y cultura.

 

 

 

176 La rémunération du travail inhérent aux functions spirituelles et la simonie du droit divin

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Nothum Alfred

“Analecta Gregoriana” 176

1969, pp. XX – 262

978-88-7652-147-8  

€15.00
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Nous avons résumé le sujet de notre these dans le titre suivant: la rémunération du travail inhérent aux functions spirituelles et la simonie de droit divin. La charge d’enseigner, de sanctifier et de gouverner le Peuple de Dieu – d’après la triple division du Concile Vatican II – se traduit concrètement per des actes et des celebrations, que nous désignons brièvement par l’expression fonctions spirituelles. D’après la manière traditionnelle de s’exprimer, il s’agit de toute administration de «choses qui sont spirituelles causaliter, parce qu’elles sont cause de salut pour les âmes, par ex les sacraments, la predication, les sacramentaux, les prières», ou «qui sont spirituelles parce qu’elles sont un effet ou un usage d’un pouvoir spiritual, comme les consecrations, les benedictions, les absolutions, les dispenses, tout ce qui concerne les offices et les benefices (collation, perte creation), et tous les actes de la jurisdiction ecclésiastique». Ces fonctions spirituelles supposent l’intervention d’un agent humain et dès lors le deployment d’une activité qui est source de fatigues plus ou moins longues et intenses. Cet apport personnel d’un minister a recu le nom de travail intrinsèque ou inherent aux fonctions spirituelles: il accompagne en effet l’accomplissement même  de celles-ci et est absolumet requis pour qu’elles aient lieu selon leur entité spécifique.

 

 

175 Sacramento da Ordem e Ofìcio Eclesiástico

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Da Silva Pereira Antonio

 “Analecta Gregoriana” 175

1969, pp. XIII – 260

978-88-7652-146-1  

€15.00
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A história das instituições juridicas das comunitades humanas que antigiram formas evoluidas de vida social, como a tribo, a cidade, a nação ou o estado, mostra que as relações dos subditos, entre si e com a societade, conotaram, necessariamente o aparecimiento e consolidação progressiva de determinadas estruturas a que hoje chamamos cargos pùblicos ou’oficios. Pelo que respita à Igreja, è sabido que, em razão do seu caràcter sobrenatural e sua natureza hierárquica e monárquica, os seus officio são essenzialmente diferentes dos da sociedade civil. Porém, è igualmente admitido que o desenvolvimiento posterior dos officio de direito divino e a constituição dos de instituição eclesiastica, verificando se embora segundo as exigências da sua natureza sobrenatural, recebeu, sem dúvida, influxo de instituições e organicas civis já existentes, que, por vezes, determina ram mesmo as coordenadas concretas em que se processou a sua génese e evolução. Acresce o facto que, nas instituições eclesiasticas, muitas vezes são varios os elementos que se permeiam e simultâneamente, convergem sem que, nem sempre, seja facil determinar quais e em que medida dominaram no rumo de certos acontecimentos o una solução de determinados problemas da vida da Igreja.

 

174 Il Pensiero cristiano di Lorenzo Valla

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Fois Mario

 “Analecta Gregoriana” 174

1969, pp. XX – 702

978-88-7652-145-4  

€30.00
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Questa ricerca non è una ricostruzione biografico-ideologica della figura di Lorenzo Valla, ma intende presentare e determinare il pensiero cristiano contenuto nella vasta e molteplice opera umanistica del Valla per valutarlo poi criticamente nel suo rapporto con l’ortodossia cattolica. Lorenzo Valla è un uomo sensibile ed eccitabile non solo dalle invettive degli avversari ma da quasi tutti gli aspetti del mondo circostante: tendenze umanistiche, aspirazioni politiche discussioni accademiche avulse dalla reale situazione dell’uomo di cultura del ‘400 collocato tra forze storiche che si oppongono e si evolvono dialetticamente. Ogni sua presa di posizione, quasi immancabilmente polemica, risponde ad una situazione concreta, ad un problema discusso nelle opere scritte o nelle conversazioni dei circoli, o almeno ad una concezione dominante a un’auctoritas incontestata come Aristotele oppure ad un Auctor di scuola come Boezio a indirizzi consacrati da secoli d’insegnamento. Per fissare queste situazioni concrete si è tenuto conto delle indicazioni offerte dallo stesso Valla anche di quelle espresse nella prefazione al De Vero bono. Questo metodo lascia scoprire lo scopo, l’indirizzo, lo spirito e il genuino pensiero del singolo scritto valliano, il senso della sua polemica.

 

 

172 L’autocoscienza in S. Agostino

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Biolo Salvino

 “Analecta Gregoriana” 172

2000, pp. XVI – 234 ristampa riveduta e corretta

978-88-7652-847-7

€23.00
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La ricerca dottorale sul fondo dell’anima in S. Agostino proposta dal P. Bernard Lonergan SJ fu così formulata: «Il soggetto psicologico in quanto costituito dalla coscienza di sé». L’autore riscopre la costitutiva struttura dell’autocoscienza o della consapevolezza dentro alle operazioni intenzionali del soggetto personale umano, interpretata dalla “imago Dei” in “mente” e in modo più preciso dall’immagine del silenzio del Padre che dice “verbo vero” nell’”amore santo”. In una prima parte prevalentemente analitica vengono superate dalla struttura operante – anche da testi extratrinitari – dell’io, le classiche e ricorrenti difficoltà del dubbio, dell’errore, del peccato che, se deformano, in fondo non distruggono il soggetto spirituale e immortale. In una seconda viene formulata la consapevolezza di sé nel soggetto umano pensante, la quale risulta come notizia previa ed informe che si accompagna agli atti come presenza interiore dell’anima: altro è autocoscienza altro è autoconoscenza. Si tratta di quella costitutiva dimensione trascendentale che supera “ante litteram” ogni immanentismo, segnatamente idealistico, nella vivente apertura alla trascendenza del soggetto spirituale che si afferma nella verità e nell’amore dell’uomo e di Dio, Uno e Trino, rivelato in Cristo che riforma l’immagine dell’uomo. 

Salvino Biolo, proveniente dal Seminario di Padova, è stato professore e rettore fella Facoltà di Filosofia dell’Aloisianum di Gallarate. Ha completato i propri studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana specializzandosi in filosofia. Ha insegnato presso la stessa Università antropologia filosofica, filosofia della religione e teologia filosofica diventando poi Decano della Facoltà di Filosofia.

 

 

The ends of the moral virtues and the first principles of practical reason in Thomas Aquinas

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Farrell Dominic

“Analecta Gregoriana” 318

Premio Bellarmino 2012 -  Facoltà Filosofia

2012, pp.  368         

978-88-7839-230-4   

€35.00
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How do ordinary people come to know what is virtuous? Do our moral convictions merely reflect our cultural background and upbringing, or do we somehow understand what is virtuous by ourselves and in a failsafe manner? Thomas Aquinas believes that we do. In his view practical reason is guided by our natural knowledge of the end of the moral virtues. The ends of the moral virtues pre-exist in practical reason (Summa theologiae II-II.47.6-7). This book delves into this argument, its historical background, and its implications for Aquinas’ account of the cognitive foundations of deliberation. For Thomas the naturally known, overarching ends of the moral virtues and human life are love for God, self and others. They are first principles of practical reason. This order of love determines the content, logic and workings of natural law. In this way, Aquinas not only develops a compelling account of natural law, but also bridges the gap between natural law and virtue. The fundamental content of natural law is tied up with the shape and structure of the moral virtues. Aquinas’ innovative wedding of Aristotelian and Augustinian accounts of deliberation constitutes an important chapter within mediaeval moral philosophy. It can also contribute much to contemporary reflection on practical reason, natural law and virtue ethics.

Dominic Farrell LC (Co. Down, Ireland) teaches moral philosophy at the Faculty of Philosophy of the Pontifical Athenaeum Regina Apostolorum. At present, he is head of studies at his Congregation’s House of Studies in Rome.

 

 

 

 

168 La eclesiologia juanea segùn E. Schweizer

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Pastor Piňeiro Félix Alejandro

 “Analecta Gregoriana” 168

1968, pp. XXXII - 344

978-88-7652-140-9

€15.00
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El problema debatido en la presente obra podrìa circunscribirseen tres preguntas: Existe realmente una oposicion entre el camino constitucional de la Iglesia catòlica y el testimonio del Nuevo Testamento? Se puede instituir una polémica antirromana, a partir del evangelio y epistolas juaneas? Puenden estos escreto ser considerados la màxima voz “anticatòlica dentro del Nuevo Testamento? – Estas tres cuestiones nos plantean el problema de la posible antiteticidad de las eclesiologias romana y juanea. Si fueran respondidas afirmativamente, no podrìan por menos de plantear un importante tema de reflexion para el teòlogo catòlico.Ahora bien, no raramente se encuentran respondidas afirmativamente, dentro del mundo de la teologia protestante. La presente obra pretende ser una modesta contribuciòn al diàlogo teològico sobre la naturalezza y constituciòn de la Iglesia a la luz del Nuevo Testamento, studiando precisamente una de las eclesiologias neotestamentarias menos sistematizada por la investigaciòn exegética, y tomando como punto de referenzia una de las ultimas visiones protestantes del tema, tal como se expone en la obra del teòlogo y exegeta suizo prof. E. Schweizer.

 

167 De initio potestatis primatialis romani pontificis

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Hortal Sanchez Jesús

“Analecta Gregoriana” 167

1968, pp. XVI - 164

978-88-7652-139-3

€10.00
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Romanus pontifex habet non solum primatur honiris, sed superman et plenam potestatem iurisdictionis in universam Ecclesiam. Nulla dubitation inter catholicos, neque de hac doctrina, neque de origine immediate divina huius potestatis dari potest. Romani Pontificis primatialis iurisdictionis potestate a Wernz-Vidal sic describitur: «Primatus iurisdictionis in eo situs est, ut Romanus Pontifex habeat non tantum modo officium inspectionis vel directionis vel poziore partes, sed plenam et supremam, ordinariam et immediatam vereque episcopalem potestatem iurisdictionis in universam Ecclesiam, sive in omnes et singulas ecclesias sive in omnes et singulos pastores et fideles, tum in rebus ad fidem et mores, tum quae ad disciplinam et regimen Ecclesiae per totum orbem diffusae pertinent». Nunc autem, haec potestas primatialis est vere episcopalism et Romanus Pontifex est episcopus Romanus. Quaeri ergo potest in quanam relatione potestas primatialis cum consecratione episcopali se habeat.

 

 
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